L’utilizzo del marmo nei luoghi di culto

Chiesa Parrocchia di S. Martino - Archivio fotografico
La chiesa di San Martino è stata probabilmente edificata dai monaci di Tours e la sua esistenza è documentata fin dal XII sec. d.C.; in seguito fu ristrutturata verso la fine del Cinquecento e del Settecento.

Gli elementi più in vista come il portale, la pavimentazione, l’altare, il battesimale e numerosi particolari di pregio sono in Marmo Bianco della cava del Borom, donando all’insieme monumentalità e durevolezza nel tempo.

Viene ricostruita in stile barocco, sulle vestigia della chiesa rinascimentale di cui rimane il bellissimo portale del 1584, di cui la parte inferiore è di granito, mentre il resto è di marmo bianco. Essa reca la scritta unica “DEO OPT: MAX BEATO MARTINO AC CVRIÆ CELESTI” (A Dio Perfettissimo e Grandissimo, a San Martino e a tutta la corte celeste).

Il portale è il punto focale della facciata, risplende grazie alla consistenza zuccherina e liscia del marmo e invita ad entrare in chiesa.
La facciata è composta da tre ordini, suddivisi da modanature aggettanti con tettucci di tegole. I due riquadri laterali sono ripiegati ad ala e recano specchiature segnate da longanature.
Il riquadro centrale è più ampio dei collaterali che presentano due finestre simmetriche ad arco a tutto sesto e un finestrone con cornici mistilinee in marmo bianco e terminato da una cimasa, mentre le specchiature collaterali hanno nicchie vuote; il timpano mistilineo ha tre pinnacoli, sormontati da croci in metallo con bandiere inastate e racchiude una lunetta con un affresco. Esso reca la scritta: “DEO NVMQVAM SATIS” (Per il Signore non si fa mai abbastanza).

L’interno a una navata, di stile barocco spiccatamente settecentesco, è decorato con stucchi e altari laterali di pregevole fattura in marmo intarsiato e in legno.

Ciò che richiama l’attenzione e riporta all’utilizzo del marmo non solo come elemento portante dell’architettura ma come materiale principe della scultura è l’altare maggiore.

L’altare, finemente intarsiato è opera della bottega dei Fantoni, ha un piccolo paliotto che rappresenta S. Martino a cavallo che offre metà del suo mantello ad un mendicante. La sua esecuzione è datata 1745, come testimoniato dalle lettere conservate presso il Museo Fantoni di Rovetta.  

L’attività dei Fantoni di Rovetta è documentata dal XV secolo; conosciuti come maestri intagliatori del legno, hanno assunto numerosi incarichi di rilievo in tutto il territorio bresciano e bergamasco.

Risale al 1766 la loro commissione di 8 puttini in marmo per il tabernacolo, al 1767 la commissione per i due angeli in legno di noce e olivo marmorizzato. La cornice lignea del XVIII secolo d.C., sempre di bottega Fantoni, racchiude all’interno l’anconetta di Stefano Lamberti, scultore bresciano, con il gruppo Il redentore con i Santi Giovanni Battista e Martino (SEC XVI d.C.). Gli esperti fantoniani ne accennano, illustrando un disegno di cornice con “due grosse mensole a ricciolo che contengono una scrittura OPVS GRANDE EST / NON HOMINIBVS SED DEO PARATVR - L’opera è monumentale ma è preparata per Dio, non per gli uomini. Altri critici la attribuiscono a Giovanni Battista Zotti, mentre gli autori della Guida della Val Camonica (1905) scrivono che “La piccola ancona, chiusa in un colossale del Suardo del 1786 tutta putta e fiori, è del Fantoni” “Nel fornice centrale è inserito il gruppo cinquecentesco del Lamberti, con Cristo Risorto e i santi Giovanni Battista e Martino”

Di particolare rilievo è inoltre la pavimentazione, che presenta disegni geometrici in marmo bianco del Borom e nero venato di Lozio.

Tutti i vezzesi conoscono bene il bellissimo Fonte Battesimale e le acquasantiere, che richiamano lo stesso motivo a conchiglia e che si possono ritrovare in numerose chiese della Val Camonica (S. Maria ad Elizabeth ad Artogne)

Il Campanile, risalente al XVI secolo, in conci di granito dell’Adamello ”tonalite” probabilmente recuperati dalla Torre Federici, perfettamente lavorati, racchiude un meraviglioso orologio antico in marmo bianco. L’antico orologio Cinquecentesco, riporta l’ora italica: un metodo di suddivisione del giorno in 24 ore della stessa durata, che venivano numerate a partire dal tramonto il quale rappresentava quindi la ventiquattresima ora, diffusosi a partire dal XIV secolo principalmente in Italia.

Casa Canonica
È una costruzione solida e compatta risalente al XVII secolo d.C., caratterizzata da due portali seicenteschi e una scalinata in marmo bianco di Vezza d’Oglio. Presenta al suo interno una splendida pinacoteca con alcune tele attribuite allo Schena e al Galeazzi. Questo patrimonio d'arte proviene in parte dalle chiese di San Giovanni Battista e di San Clemente.

Alcuni piccoli tesori come una fontana del Quattrocento testimoniano l’utilizzo del marmo come materiale di arredo e il riuso di manufatti in molteplici modi nel corso dei secoli scorsi.

Chiesa S. Giovanni Battista - Archivio fotografico
Registrata nella visita del vescovo Domenico Bollani (1567) tra le chiese dipendenti dalla parrocchiale. 

Ricostruita nel sec. XVII sulle vestigia della chiesa precedente che ha lontane origini nel sec. XI. Probabilmente è stata la prima parrocchiale di Vezza d’Oglio staccata dalla Pieve di Edolo. Infatti, nel decreto del vescovo di Brescia Ulderico 1031-1048, applicato dal successore Adelmanno Diliegi (1048-1053) e pubblicato dal Canonico Michelangelo Luchi nel Codex Diplomaticus Brixiensis, si legge che “consecravimus eis ecclesiam in honorem S. Iohis Baptistae” .

La facciata, si mostra a capanna, con il portale a tre cornici, semplice, in marmo bianco di Vezza d’Oglio. L’interno è di stile barocco del Seicento. La pavimentazione si presenta con splendidi lastroni di marmo bianco, ammorbiditi dagli anni e dal passaggio dei fedeli, riportati all’antico splendore da un recente restauro. Una cancellata in ferro battuto separa la navata dal presbiterio, “opera di maestri artigiani locali”.
Possiamo inoltre ritrovare tre bellissimi esempi di acquesantiere, tipici della produzione vezzese.

Nei secoli scorsi probabilmente ospitò un romitorio nel quale vissero alcuni eremiti all'epoca celebri ed esemplari nella loro modesta condotta di vita. 

Cimitero - Archivio Fotografico Cimitero - Archivio Fotografico Gregorini Pietro Maria
Numerose sono le opere in marmo bianco dello scultore Gregorini Pietro Maria, di cui possiamo ancora vedere alcuni esempi con putti, madonne e fiorellini tipici di tutte le sue opere. Alcune sono state restaurate, riportate all’antico bianco splendente e conservate all’interno della cappella di famiglia. Altri monumenti funerari di inizio Novecento scandiscono il percorso centrale del cimitero, annerite dal tempo, celano poetici e solenni cordogli di famiglie vezzesi.

Chiese sussidiarie
- La CHIESA DEI SANTI ROCCO E SEBASTIANO si trova nella frazione Grano, posta in posizione dominante; essa ha una struttura seicentesca. 
Al suo interno sono visibili degli affreschi del Corbellini riproducenti "Scene della vita di San Rocco", un santo che godette di popolarità diffusa e devota tra i fedeli della Valle Camonica, colpiti spesso da malattie epidemiche dalle quali il santo prometteva di preservarli.

- Nella frazione Davena invece è posta la CHIESA DEI SANTI GIORGIO E MICHELE risalente alla fine del 1500 d.C.. La ristrutturazione che ce l’ha consegnata nella forma odierna; secondo la tradizione, infatti, le origini di tale edificio sono più antiche, risalenti addirittura all'epoca carolingia, annessa ad un'antica fortificazione. Anche qui sono stati numerosi i rimaneggiamenti e gli interventi ricostruttivi.
Conserva un dipinto e una statua raffiguranti San Giorgio e un dipinto raffigurante San Michele. Nella devozione popolare il santo in questione diveniva baluardo contro lo spettro quotidiano degli incendi.

- Nella frazione Tu c’è la CHIESA DI SAN GIUSEPPE, di impianto Cinquecentesco. I suoi dipinti sono attribuiti al Corbellini e sono datati 1762 d.C., una "Natività" del 1791 d.C., è attribuita a Vincenzo Schena. Possiede un altare in marmo e sul campanile una campana datata 1100 d.C..

Il marmo di Vezza è stato utilizzato in altre Chiese in Lombardia, come in San Giovanni Zoanno a Ponte di Legno,  gli elementi scultorei del portale di S. Siro (sec. XI) a Cemmo, una parte dell'arco del portale di S. Antonio (1334-59) a Breno, gli inserti nelle colonne del portale di S. Salvatore (sec. XVII) a Breno.