Il marmo

II marmo è una roccia metamorfica (dal greco metamorfosis, che significa cambiamento di forma). Il metamorfismo è il processo che provoca profondi cambiamenti di tessitura (orientamento dei minerali), di struttura (forme e dimensioni dei cristalli) ed eventualmente mineralogici in rocce preesistenti (ignee, sedimentarie o anche già metamorfiche), quando queste vengono a trovarsi, per effetto di movimenti orogenetici, ad elevate profondità entro la crosta terrestre. L’ambiente fisico e chimico diviene quindi molto diverso da quello in cui tali rocce si sono formate e si producono profonde trasformazioni nella roccia, dovute soprattutto ai forti aumenti di temperatura e di pressione cui essa viene sottoposta. Fra gli effetti del metamorfismo visibili macroscopicamente, la scistosità (distribuzione dei minerali lungo piani sub-paralleli) e le lineazioni (orientazioni preferenziali di cristalli) ne sono certamente i tratti più marcati.

Fra le rocce metamorfiche rientrano anche i marmi che sono composti da calcite o dolomite, con impurezze di silicati vari; derivano da calcari, calcari marnosi e dolomie, per metamorfismo di contatto o regionale. Il marmo possiede una grana grossolana, con cristalli millimetrici di calcite (CaCO3) di colore bianco candido, con rare lineazioni di cristalli di solfuri o di pirosseni. È una pietra dura, omogenea e compatta a struttura cristallina.

I marmi sono rocce calcaree che, per la loro tessitura omogenea e fanerocristallina (saccaroide se a grana fine, o salina se a grana grossa) acquisiscono con la lavorazione una levigatura e lucidatura che ne consente l'impiego come pietra da decorazione per eccellenza. L'etimologia del termine marmo, deriva dal greco "marmareos" che significa luccicante.

Inoltre, per la trasparenza caratteristica dei cristalli di calcite, la luce, penetrando in profondità e riflettendovisi, fa apparire la pietra traslucida ai margini.

II marmo è costituito prevalentemente da carbonato di calcio, il cui contenuto varia dal 90 al 100% in funzione della purezza del materiale. Solitamente insieme al carbonato di calcio compaiono anche altri minerali secondari, che vengono considerati impurità; questi danno origine all'innumerevole varietà di marmi.

I marmi calcarei sono formati da un insieme di granelli e lamelle macchiate da calcite, raggruppati e mescolati senza un definito orientamento e senza interstizi tra loro; ciò spiega l'elevato grado di durezza rispetto alle pietre calcaree e la loro grande resistenza al gelo.

I marmi bianchi devono il loro splendore alla luce che vi penetra fino a 2 - 3 cm di profondità e si riflette sulle facce di queste macchie e grani di calcite. I marmi bianchi non hanno nessun tipo di pigmentazione e sono considerati come carbonati di calcio puri. In realtà nessuna pietra calcarea naturale è scientificamente pura e neppure esiste un marmo che non abbia pigmentazione. Nella pratica si dice che la pigmentazione esiste quando può essere separata chimicamente ed al contrario, si ammette la sua assenza quando è formata da particelle talmente piccole e disperse che non si possono separare con i normali sistemi chimici in laboratorio.

Queste pigmentazioni danno origine a venature di maggiore o minore intensità o alterazioni più o meno percettibili e di colore uniforme (Marmi bianchi - venati di Lasa, Bolzano). I marmi che più si avvicinano alla purezza teorica sono quelli statuari piuttosto rari, di Musso (provincia di Como) e di Carrara, con tendenza ad un delicato ceruleo o ad un morbido incarnato, che contengono il 99.9% di carbonato di calcio e sono considerati come i più puri al mondo.

E' difficile trovare un marmo assolutamente puro poiché spesso nella sua struttura si ritrovano altri minerali, e per questo si classificano come marmi colorati: una delle materie che più frequentemente contamina i marmi è l'argilla (marmi gialli), dando origine ai marmi con pigmentazione limonitica; questi sono molto resistenti agli agenti atmosferici poiché la limonite, costituente dell'argilla, è di natura molto stabile e non è soggetta a nessuna alterazione.

Tratto dalla Tesi di Laurea "La valorizzazione della ex cava di marmo bianco di Vezza D'Oglio, come fulcro di un sistema di percorsi verdi montani", Chiara Baccanelli, Università degli Studi di Milano, 2001-2002